Dopo i dubbi emersi sul requisito di origine europea dei beni agevolabili previsti dall'iperammortamento, il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha annunciato un prossimo intervento normativo per eliminare il vincolo territoriale legato al Made in UE. L'aggiornamento interviene su uno dei punti più discussi della misura e offre alle imprese un quadro più chiaro per pianificare i propri investimenti. Restano, invece, invariati gli altri requisiti tecnici già previsti per accedere all'agevolazione.
Il nodo del vincolo Made in UE
La Legge di Bilancio 2026 aveva introdotto il nuovo iperammortamento per gli investimenti in beni strumentali digitali e interconnessi, in sostituzione dei crediti d'imposta Transizione 4.0 e 5.0, prevedendo aliquote maggiorate fino al 180% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro.
Uno degli aspetti che aveva suscitato più dubbi riguardava l'origine dei beni agevolabili. La norma, infatti, aveva inserito un vincolo territoriale legato all'area UE o SEE, con criteri diversi a seconda della tipologia di investimento. Per i beni materiali si rimandava ai criteri del Code Doganale sull'ultima trasformazione sostanziale. Per software, piattaforme e altri beni immateriali, invece, la verifica risultava ancora più complessa, perché almeno il 50% del valore delle attività di sviluppo avrebbe dovuto essere riconducibile a soggetti operanti in UE o SEE.
Un'impostazione priva di parametri tecnici standardizzati e difficilmente applicabile ad una larga parte delle soluzioni oggi dominanti sul mercato, comprese diverse piattaforme di intelligenza artificiale sviluppate negli Stati Uniti. In questo modo, il vincolo ha di fatto complicato l'applicazione concreta della misura, provocando il blocco del decreto attuativo interministeriale MIMIT-MEF, trasmesso dal Ministero delle Imprese già il 5 gennaio 2026, ma rimasto finora in attesa del passaggio successivo.
Cosa cambia adesso
Il comunicato pubblicato sul sito del MEF non modifica ancora direttamente la norma. In questa fase, quindi, non produce effetti giuridici immediati, ma serve per chiarire la direzione scelta dal Governo, ossia l'eliminazione del vincolo territoriale legato al Made in UE. Per le imprese si tratta comunque di un segnale importante, perché consente di riprendere con maggiore fiducia le valutazioni sugli investimenti, anche nel caso di beni provenienti da fornitori extra-UE.
Nella stessa nota, il MEF ha anticipato anche altri due correttivi alla Legge di Bilancio 2026:
- il rinvio al 30 giugno 2026 del contributo da 2 euro sui piccoli pacchi extra-UE
- l'applicazione del nuovo criterio di calcolo dell'IVA sulle permute ai soli contratti stipulati o rinnovati dal 1° gennaio 2026.
Nell'attesa che si completi l'iter della misura, per conoscere nel dettaglio il funzionamento dell'iperammortamento 2026 e gli altri requisiti previsti, è possibile consultare l'articolo di approfondimento "Iperammortamento 2026-2028: cosa prevede la misura e quali sono i requisiti rispettare. Opportunità per hotel e strutture ricettive"






