Anche la Puglia si prepara a intervenire sul tema degli affitti brevi con un nuovo disegno di legge che punta a dare ai Comuni maggiori margini di regolazione nelle aree più esposte alla pressione turistica. Il provvedimento si inserisce in un percorso già avviato da altre Regioni, in particolare Toscana ed Emilia-Romagna, e riflette un dibattito sempre più acceso sul rapporto tra sviluppo turistico, residenzialità e governo del territorio.
Secondo i dati riportati nella relazione che accompagna lo schema di legge, nel 2025 gli immobili destinati alla locazione turistica registrati nella banca dati regionale hanno superato quota 44 mila. Si tratta di un'offerta che ha inciso per il 18,7% degli arrivi e per il 17,1% delle presenze turistiche complessive, segnando una crescita significativa rispetto all'anno precedente. Nello stesso documento, la Regione collega questa espansione alla riduzione della disponibilità di alloggi residenziali e a squilibri socio-economici nei centri urbani e nelle località a più forte vocazione turistica.
Stretta affitti brevi: anche la Puglia guarda al modello toscano
La regione Puglia ha scelto di muoversi lungo una linea già tracciata da altre Regioni. Nello specifico, il modello di riferimento è quello toscano, la cui normativa consente ai Comuni di individuare zone o aree omogenee in cui fissare criteri e limiti specifici per l'attività di locazione turistica. La rilevanza di questo precedente è stata rafforzata dalla sentenza n.186 del 2025, con cui la Corte costituzionale ha ritenuto legittima la norma regionale che attribuisce ai Comuni questo potere regolatorio, riconducendolo principalmente alle materie del turismo e del governo del territorio.
Nella stessa direzione si è mossa anche l'Emilia-Romagna, che a dicembre 2025 ha approvato una legge introducendo una specifica destinazione d'uso urbanistica per la locazione breve e rafforzando il ruolo dei Comuni nella definizione di zone, condizioni e limiti.
Le misure previste dal disegno di legge della Regione Puglia
Lo schema di disegno di legge predisposto si compone di nove articoli e attribuisce ai Comuni ad alta densità turistica, oltre che a tutti i capoluoghi di provincia, la possibilità di approvare regolamenti per individuare zone o aree in cui introdurre criteri e limiti per le locazioni turistiche, comprese quelle esercitate in forma imprenditoriale. Tali interventi dovranno rispettare i principi di stretta necessità, proporzionalità e non discriminazione.
Tra gli elementi che i Comuni potranno valutare rientrano:
- il rapporto tra posti letto e popolazione residente
- la distribuzione delle strutture alberghiere ed extra-alberghiere
- le caratteristiche del tessuto urbano
- la tutela del patrimonio storico, artistico e paesaggistico
- l'impatto della diffusione degli affitti brevi sulla disponibilità di alloggi a prezzi accessibili e sulla residenzialità
I regolamenti, quindi, potranno tradursi in limitazioni in specifiche zone, nella definizione di parametri tra superficie dell'immobile e numero massimo di ospiti, oppure nell'introduzione di requisiti qualitativi legati ad accessibilità, condizioni igienico-sanitarie, decoro degli ambienti e servizi di connettività. Il testo prevede, inoltre, un regime transitorio per le unità già operative, al fine di applicare gradualmente i nuovi criteri e limiti nel rispetto della normativa vigente.
Accanto alla parte più propriamente urbanistica e regolatoria, il testo interviene anche sul piano amministrativo. Per le attività svolte in forma imprenditoriale viene previsto l'obbligo di SCIA da presentare telematicamente al SUAP del Comune competente. Per quelle non imprenditoriali, invece, è prevista una comunicazione di inizio attività, sempre tramite SUAP. Lo schema, inoltre, richiama la presunzione di esercizio in forma imprenditoriale quando alla locazione turistica siano destinati più di due appartamenti per periodo d'imposta, in linea con quanto previsto dalla normativa nazionale entrata in vigore dal 1° gennaio 2026.
Infine, sono previste altre disposizioni comuni per entrambe le forme di esercizio. I Comuni dovranno predisporre elenchi delle attività avviate e potranno effettuare sopralluoghi per verificare il possesso dei requisiti dichiarati. Restano gli obblighi relativi alla comunicazione dei flussi turistici, alla denuncia degli ospiti secondo le indicazioni di pubblica sicurezza e al versamento dell'imposta di soggiorno, dove prevista. Il testo introduce anche l'obbligo di una polizza assicurativa per la responsabilità civile verso i clienti, commisurata alla capacità ricettiva dell'alloggio.
Tra sviluppo turistico e tutela della residenzialità
Il provvedimento della Regione Puglia non punta a bloccare il turismo, ma a fornire ai Comuni strumenti per intervenire dove la concentrazione delle locazioni turistiche rischia di incidere sulla residenzialità, sulla qualità urbana e sull'equilibrio complessivo dell'accoglienza. In altre parole, il tema non riguarda soltanto gli affitti brevi in senso stretto, ma anche il modo in cui i territori scelgono di governare la crescita dei flussi turistici.
Ora resta da capire quale sarà l'iter del disegno di legge e, soprattutto, come i Comuni sceglieranno di utilizzare questi eventuali nuovi strumenti. Sarà infatti a livello locale che si misurerà la portata concreta del provvedimento, tra zone da tutelare, criteri da fissare e ricerca di un equilibrio tra sviluppo turistico, diritto all'abitare e sostenibilità urbana.






