Per hotel, b&b affittacamere, residence e altre strutture ricettive, la tassa di soggiorno è uno degli adempimenti che richiedono maggiore precisione nella gestione quotidiana. Errori nell'applicazione delle regole, nei versamenti o negli obblighi dichiarativi possono infatti esporre la struttura a contestazioni e sanzioni. Per questo, chi opera nel settore dell'ospitalità deve conoscere il quadro generale della normativa e verificare sempre con attenzione quanto previsto dal regolamento del proprio Comune.
Nei prossimi paragrafi vedremo come funziona la tassa di soggiorno, chi è tenuto a pagarla e quali obblighi deve conoscere il gestore della struttura.
Indice degli argomenti
Un tributo che cambia da Comune a Comune
La tassa di soggiorno non viene applicata in modo identico su tutto il territorio nazionale. La sua introduzione, infatti, dipende dai regolamenti del singolo Comune, che stabilisce se istituirla, a quali strutture applicarla, con quali importi e secondo quali modalità operative.
Questo significa che non esiste una disciplina uniforme e valida ovunque. La normativa nazionale definisce la cornice generale, mentre i regolamenti comunali disciplinano molti aspetti pratici, come le tariffe, il numero massimo di notti soggette al tributo, le eventuali esenzioni e le scadenze per il riversamento.
Per una struttura ricettiva, quindi, il primo passaggio consiste nel verificare se il Comune in cui opera abbia previsto questo tributo e quali siano le regole effettivamente in vigore.
Chi paga la tassa di soggiorno
In linea generale, l'obbligo di versamento del tributo riguarda gli ospiti che alloggiano in strutture alberghiere ed extralberghiere ubicate nei territori comunali che hanno istituito la tassa di soggiorno. È bene precisare che l'imposta va versata anche nel caso di affitti brevi di appartamenti e immobili ad uso abitativo locati per finalità turistiche o di soggiorni in campeggi, villaggi turistici e strutture all'aperto.
Sul piano operativo, il gestore assume un ruolo centrale, perché deve riscuotere l'importo dovuto, applicare correttamente eventuali esenzioni e gestire gli adempimenti previsti nei confronti del Comune. Come stabilito dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 1527 del 23 gennaio 2026), il gestore è obbligato a versarla al Comune anche se l'ospite si rifiuta di pagarla, fatto salvo il diritto di rivalsa nei confronti di quest'ultimo.
La stessa sentenza, inoltre, ha chiarito che le controversie relative all'imposta di soggiorno rientrano nella giurisdizione del giudice tributario e non in quella della Corte dei conti, In altre parole, il rapporto tra struttura ricettiva e Comune viene ricondotto all'ambito tributario, con la conseguenza che il gestore non è più qualificato come agente contabile, ma come responsabile del pagamento dell'imposta. Questo comporta il venir meno dell'obbligo di presentare il Modello 21. Restano, invece, fermi gli altri adempimenti previsti dalla normativa e dai regolamenti comunali, a partire dalla dichiarazione annuale telematica e dal corretto riversamento delle somme dovute al Comune.
Importi e criteri di applicazione
Uno degli aspetti che richiede maggiore attenzione riguarda la determinazione dell'importo dovuto. La tassa di soggiorno non ha una cifra fissa valida a livello nazionale: l'ammontare varia da Comune a Comune e può cambiare anche in base alla tipologia della struttura, alla classificazione alberghiera, al tipo di alloggio o alla durata del soggiorno.
Molti regolamenti comunali stabiliscono un limite massimo di notti consecutive sulle quali applicare il tributo (generalmente tra le 5 e le 10 notti). Superata quella soglia, le notti successive possono non essere più assoggettate al pagamento dell'imposta. Anche i criteri di calcolo e gli eventuali limiti temporali applicabili possono variare a livello locale, per cui è sempre necessario fare riferimento al regolamento del Comune.
Per questo, quando si pubblicano listini, informazioni sul sito o condizioni di prenotazione, è importante utilizzare dati aggiornati e coerenti con la disciplina locale.
Vediamo di seguito una panoramica delle tariffe aggiornate per il 2026 nelle principali città d'arte, dove in molti casi i tetti massimi dell'imposta di soggiorno sono stati rivisti al rialzo.
| Città | Tipologia hotel | Locazioni brevi / B&B | Limite notti |
|---|---|---|---|
| Roma | € 7,50 – € 10,00 | € 6,00 | 10 notti |
| Milano | € 10,00 | € 9,50 | 14 notti |
| Napoli | € 5,00 – € 6,00 | € 5,50 – € 6,00 | 15 notti |
| Firenze | € 7,00 – € 8,00 | € 5,50 | 7 notti |
| Venezia | Fino a € 10,00 | € 3,00 – € 5,00 | 5 notti |
Nota: importi, limiti di notti e modalità applicative vanno sempre verificati nel regolamento del singolo Comune prima della pubblicazione.
Esenzioni e riduzioni
Molti Comuni prevedono casi in cui la tassa di soggiorno non è dovuta oppure si applica in misura ridotta. Le categorie interessate possono variare da territorio a territorio, ma tra le esenzioni più ricorrenti rientrano:
- i minori entro una determinata età, che può cambiare a seconda del Comune: in alcuni casi l'esenzione si applica fino a 10, 12 o 14 anni, mentre in realtà urbane più grandi può estendersi fino ai 18 anni;
- gli ospiti, ed eventuali accompagnatori, che devono sottoporsi a cure mediche, ricoveri o terapie riabilitative presso strutture sanitarie del territorio;
- le persone con disabilità e i loro accompagnatori, previa presentazione della documentazione richiesta;
- gli esponenti delle Forze dell'Ordine, dei Vigili del Fuoco e del personale della Protezione Civile quando pernottano per esigenze di servizio;
- gli autisti e le guide turistiche regolarmente abilitate, nei caso di viaggi organizzati;
- i residenti nel Comune, che non sono soggetti al tributo anche quando pernottano in una struttura ricettiva situata nel territorio comunale.
Per il gestore, però, non basta conoscere in modo generico l'esistenza di queste agevolazioni. È fondamentale verificare quali esenzioni siano effettivamente previste dal regolamento del proprio Comune e quali documenti debbano essere richiesti o conservati per giustificarne l'applicazione.
Cosa deve fare il gestore
Dal punto di vista operativo, il gestore deve innanzitutto informare in modo chiaro l'ospite dell'applicazione della tassa di soggiorno e del relativo importo. Questo aspetto è particolarmente importante oggi, considerando che molte prenotazioni avvengono tramite sito web, booking engine o portali di intermediazione. La riscossione può avvenire online, al momento della prenotazione, oppure in struttura al momento del check-in entro le prime 24 ore dall'arrivo dell'ospite.
Oltre alla comunicazione, il gestore è tenuto a calcolare correttamente l'importo dovuto, verificare l'eventuale presenza di esenzioni, registrare i pernottamenti soggetti al tributo e riversare le somme incassate all'ente locale secondo tempi e procedure stabiliti dal regolamento comunale. È importante distinguere questo adempimento dalla Dichiarazione Annuale, una comunicazione riepilogativa che va trasmessa telematicamente all'Agenzia delle Entrate entro il 30 giugno dell'anno successivo.
La Dichiarazione Annuale resta dovuta anche nei casi in cui non siano stati incassati importi, indicando i valori pari a zero, e deve essere presentata anche per strutture gestite in forma non imprenditoriale. Inoltre, se lo stesso soggetto gestisce più strutture, è necessario inviare una dichiarazione distinta per ciascuna di esse.
Anche nei casi in cui l'ospite contesti o rifiuti il pagamento, la struttura deve attenersi a quanto previsto dal Comune, evitando soluzioni improvvisate. In genere, il mancato versamento va segnalato secondo le modalità indicate dall'ente, attraverso la documentazione o la modulistica eventualmente richiesta. Per questo motivo, è importante che il gestore conosca con precisione le procedure locali e conservi correttamente i dati e i documenti relativi alla gestione dell'imposta, in modo da compilare correttamente anche la Dichiarazione Annuale.
Come e quando versare la tassa
Le modalità operative per dichiarare e versare la tassa di soggiorno dipendono dal Comune, ma in molti casi la gestione avviene con cadenza trimestrale, con comunicazioni riferite ai mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre e versamento da effettuare entro il 15 del mese successivo. Il gestore deve accedere al portale comunale dedicato all'imposta di soggiorno, previa registrazione come persona fisica o con partita IVA, e inserire i dati relativi agli ospiti e ai pernottamenti registrati nel periodo di riferimento.
In base al tipo di struttura e al volume delle prenotazioni, la procedura può avvenire attraverso tre modalità diverse:
- Inserimento manuale: adatto ad attività con bassa frequenza di prenotazione (appartamenti e affittacamere)
- Modalità dichiarativa: adatta alle attività con un turnover medio-alto (b&b e hotel)
- Modalità automatica: adatta alle attività ad alta frequenza di prenotazione. La trasmissione automatica dei dati avviene grazie al collegamento tra portale di pagamento e sistema gestionale utilizzato dalla struttura.
Il pagamento delle somme incassate può essere effettuato tramite PagoPA o attraverso gli altri canali indicati dal Comune, come bonifico bancario o conto corrente postale.
Prenotazioni online e rapporto con le piattaforme
Quando la prenotazione avviene tramite OTA e portali online, la gestione della tassa di soggiorno richiede un'attenzione ulteriore. Non tutte le piattaforme, infatti, operano allo stesso modo: in alcuni casi si limitano a mostrare o configurare le tasse locali all'interno del sistema di prenotazione, in altri possono intervenire anche nella riscossione automatica in specifici contesti territoriali. Per questo motivo, il gestore non dovrebbe mai dare per scontato che sia la piattaforma a farsi carico dell'intero adempimento.
Nel caso di Booking, la responsabilità del versamento al Comune resta in capo al gestore. La piattaforma consente però di gestire la tassa in due modi: includendola tra gli importi mostrati e riscossi online al momento della prenotazione, oppure lasciandola fuori dal prezzo e indicandola come somma da corrispondere in struttura. In ogni caso, resta alla struttura l'obbligo di applicare correttamente l'importo dovuto, dichiararlo secondo le modalità previste dal Comune, provvedere al riversamento e presentare all'Agenzia delle Entrate la Dichiarazione Annuale dell'imposta di soggiorno entro il 30 giugno dell'anno successivo.
Per Airbnb, invece, il funzionamento può essere diverso. La piattaforma indica che in Italia sta progressivamente iniziando a riscuotere e versare automaticamente l'imposta di soggiorno. Attualmente questa procedura è attiva per le locazioni brevi solo per alcuni Comuni (circa 24). Se, invece, nel Comune in cui si trova l'alloggio la riscossione automatica non è ancora attiva, il gestore deve continuare a riscuotere autonomamente l'imposta, calcolare eventuali esenzioni e versarla secondo le regole locali. Invece, l'invio all'Agenzia delle Entrate della Dichiarazione Annuale viene effettuato da Airbnb Italia.
Errori più frequenti e sanzioni
La tassa di soggiorno va affrontata con metodo. Errori di calcolo, applicazione non corretta delle esenzioni, omissioni nei riversamenti o ritardi negli adempimenti dichiarativi possono esporre la struttura a contestazioni e sanzioni.
Se il gestore non versa nei termini previsti l'importo dovuto al Comune, si applica una sanzione amministrativa che consiste nel recupero della tassa più il pagamento di una multa pari al 30% dell'importo non versato in caso di ravvedimento operoso. La stessa disciplina si applica anche nei casi in cui l'errore comporti il versamento di un importo inferiore a quello effettivamente dovuto.
In presenza di irregolarità, resta comunque possibile ridurre le sanzioni ricorrendo al ravvedimento operoso, cioè alla regolarizzazione spontanea della violazione con pagamento del tributo, degli interessi e della sanzione in misura ridotta, secondo quanto previsto dall'art. 13 del d.lgs. 472/1997.






