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Visto il graduale allentamento delle misure restrittive e il piano previsto per le riaperture delle attività economiche, molte città europee stanno valutando le azioni da compiere per il rilancio del settore turistico. Uno degli aspetti considerati nuovamente prioritari per salvaguardare la ripresa di alberghi e strutture ricettive è il contenimento del fenomeno degli affitti a breve termine.

Come sappiamo, alcune città europee hanno già mostrato il loro impegno nel cercare di porre importanti limitazioni sugli affitti brevi e sulla concorrenza attuata da Airbnb e altre piattaforme online simili. Questo fenomeno ha creato non poche preoccupazioni agli albergatori e non solo. Tra gli effetti bisogna considerare anche la carenza di alloggi per i residenti, lo svuotamento dei centri storici e l'aumento ingiustificato del prezzo degli immobili. 

Questo ha reso necessario la valutazione e l'approvazione di nuovi regolamenti che potessero invertire questa tendenza. Anche in Italia le organizzazioni e le associazioni cittadine stanno mostrando un forte impegno nella regolamentazione degli affitti a breve termine, proponendo alcune misure utili.  Una delle ultime iniziative promosse dai sindaci di Firenze e Venezia riguarda il "Decalogo di proposte per il rilancio". Il documento presentato al governo lo scorso marzo contiene alcune attività finalizzate alla ripresa del turismo e al sostegno del settore alberghiero. Entrando nel merito degli affitti brevi, il decalogo propone due misure possibili:

  • Ciascun proprietario può destinare alla locazione breve non più di due immobili all'interno dello stesso territorio comunale;
  • Gli affitti brevi devono essere limitati ad un periodo cumulativo massimo di 90 giorni all'anno

La nuova stretta sul fenomeno degli affitti a breve termine (e di conseguenza su Airbnb e piattaforme simili), è indicativa di quanto sia importante l'introduzione di una normativa chiara e definitiva, che possa valutare le necessità del settore ricettivo già fortemente colpito dagli effetti della pandemia. 

Alcuni segnali di interesse da parte delle forze politiche si erano visti con il Decreto Agosto, che conteneva un emendamento, ritenuto successivamente inammissibile, che dava la possibilità di usufruire di una tassazione agevolata solo per i proprietari che destinavano agli affitti brevi meno di tre immobili. In un secondo momento, con la Legge di Bilancio del 2021, era stata introdotta una norma che prevedeva una tassazione agevolata sulla locazione breve di un massimo di quattro immobili. Oltre questa soglia, si sarebbe dovuta applicare la tassazione prevista per le attività svolte in forma imprenditoriale. Nonostante ciò, questa regolamentazione è stata ritenuta poco chiara e di dubbia applicazione, in quanto risulta difficile provare la presunzione di attività d'impresa.

Anche la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, lo scorso settembre, si è espressa sulla possibilità da parte dei comuni di porre particolari limitazioni sul fenomeno degli affitti brevi. Il caso specifico che ha portato ad un giudizio di conformità riguarda la norma del governo francese che riconosceva alle amministrazioni comunali il diritto di richiedere un'autorizzazione per poter destinare un immobile alla locazione a breve termine. Questo precedente ha stimolato i comuni europei a valutare soluzioni più stringenti, per affrontare al meglio la prossima fase di ripartenza del settore turistico.

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