L'ondata di turismo in Italia registrata nel 2016 ha avuto tra i fattori condizionanti, oltre alle bellezze paesaggistiche, anche la tradizione enogastronomica italiana. I dati recentemente pubblicati dalla Coldiretti, in occasione della Giornata Mondiale del Turismo, parlano chiaro: l'arte culinaria del Belpaese attira i turisti di tutto il mondo.

Secondo l'associazione di rappresentanza e assistenza dell'agricoltura italiana, il 62% dei viaggiatori che sceglie il nostro Paese indirizza i propri acquisti verso le tipicità gastronomiche nostrane, confermando un primato già da tempo consolidato a livello internazionale.

L'Italia, infatti, è l'unico Paese al mondo che registra 4886 prodotti alimentari tradizionali, tra specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e vini Doc/Docg. Questa peculiarità spinge sempre di più i turisti non solo ad assaporare le nostre tradizioni enogastronomiche presso le strutture ricettive che le promuovono, ma anche ad acquistarle una volta apprezzate, favorendone oltremodo la sua diffusione. Così, i classici souvenir vengono sostituiti dal nostro cibo (50%), oltre che dall'abbigliamento (48%) e dall'artigianato locale (25%).

Un incremento rispetto all'anno precedente del 3% della spesa turistica per cibi e bevande potrebbe, per rimanere in tema, fare gola agli esperti del settore dell'hospitality. Tutte le tipologie di strutture ricettive, soprattutto quelle site in luoghi in cui forte è la tradizione enogastronomica, hanno infatti la possibilità di attirare e gestire i turisti seguendo sempre di più le loro preferenze, in questo caso, culinarie. In che modo? Semplice, prendendoli per la gola!

Percorsi, feste e sagre di ogni genere, consentono non solo la diffusione dei prodotti locali ma anche la promozione di quello che in genere chiamiamo “turismo enogastronomico”. Questa tipologia di turismo ha la prerogativa di essere praticabile durante tutto il corso dell’anno e quindi anche in momenti tradizionalmente considerati di “bassa stagione”. Ma non è questa l'unica strada.

Oltre ad offrire la possibilità presso le proprie cucine di far assaporare le ricette locali che fanno invidia al mondo, si potrebbe semplicemente mettere a disposizione tutti quei prodotti più richiesti, acquistandoli a Km 0 in mercati e fattorie apposite. La mozzarella di bufala in Campania, il pecorino della Sardegna, il prosciutto San Daniele nelle montagne del Friuli, il vino Barolo del Piemonte, la fontina in Valle d’Aosta, il limoncello campano, il caciocavallo del Molise. Questi e molto altri ancora sono le specialità nostrane più acquistate dai turisti, soprattutto stranieri, che intendono portare un ricordo e un souvenir “goloso” dei loro luoghi di vacanza.

E allora perché non deliziare i propri clienti, offrendo queste specialità, organizzando degustazioni e allestendo uno "store" per dare la possibilità a chi volesse di comprare una scorta personale per far fronte al rientro al “mal d'Italia”?

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