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L'imposta di soggiorno continua a crescere in valore e diffusione, e con le nuove disposizioni una quota del maggior incasso sarà destinata anche al bilancio dello Stato. Secondo le stime dell'Osservatorio nazionale Jfc, nel 2026 gli incassi complessivi a livello nazionale dovrebbero superare quota 1,3 miliardi di euro, con un aumento del 9,2% rispetto al 2025. L'incremento è legato sia all'aumento delle tariffe approvato da alcuni enti locali, sia all'estensione del tributo a nuovi Comuni.

Nel corso dell'anno, infatti, l'imposta dovrebbe essere introdotta in 20 nuovi Comuni (tra cui Avellino, Latina, Scandicci, Foligno, Aprilia e Moncalieri), portando a 1.409 il numero complessivo degli enti locali che la applicano. Altri 41 Comuni hanno già deliberato aumenti delle tariffe, mentre in 143 centri è ancora in corso il confronto sull'introduzione o su eventuali rincari, con la possibilità che il numero complessivo dei Comuni cresca ulteriormente, e con esso anche il valore degli incassi.

Le novità normative e la quota destinata allo Stato

Le misure introdotte dal Decreto Anticipi e dalla Legge di Bilancio 2026, da un lato hanno dato la possibilità ai Comuni di valutare l'aumento dell'imposta, dall'altro hanno riservato allo Stato una quota del maggior gettito generato dagli incrementi.

Il primo effetto della nuova normativa interessa i territori collegati ai Giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026. Il Decreto Anticipi ha consentito agli enti locali situati entro 30 chilometri dalle sedi olimpiche di incrementarla di massimo di 5 euro, stabilendo che il 50% del maggior gettito confluisca nel bilancio statale. Nelle scorse settimane, Milano ha già innalzato a 10 euro il tetto massimo applicabile. Secondo la stima riportata dall'Osservatorio Jfc, nel 2026 il capoluogo lombardo potrebbe arrivare a 151 milioni di euro di incasso complessivo, contro i 123 milioni del 2025. Un incremento di 28 milioni, del quale solo metà resterebbe alle casse comunali, mentre l'altra metà andrebbe allo Stato.

Un secondo filone riguarda, invece, le misure legate al Giubileo. In vista dell'evento, la Legge di Bilancio 2024 aveva già introdotto per l'anno 2025 la possibilità per i Comuni di incrementare l'imposta fino a 2 euro. La nuova Legge di Bilancio ha prorogato la misura anche per il 2026, ma con una novità: il 30% del maggior gettito generato da questo incremento viene destinato al bilancio dello Stato, mentre la quota restante rimane nella disponibilità degli enti locali.

Soglie e differenze tra città 

In via ordinaria, l'imposta di soggiorno ha un tetto massimo che, nella maggior parte dei casi, arriva fino a 5 euro a notte. Il tributo può essere applicato da capoluoghi di provincia, unioni di Comuni ed enti locali inclusi tra località turistiche e città d'arte. La normativa prevede però alcune eccezioni: in particolare, alcuni capoluoghi possono arrivare fino a 10 euro se registrano presenze turistiche pari ad almeno 20 volte i residenti. Roma applica da anni il limite dei 10 euro sulla base di una disciplina ad hoc (il decreto legge 78/2010), e con l'innalzamento del tetto massimo anche Milano si è allineata allo stesso livello.

Oltre a Roma e Milano (10 euro), superano la soglia dei 5 euro anche altre città: Firenze (fino a 8 euro), Bologna (fino a 7 euro) e Napoli (fino a 6 euro).

Per quanto riguarda gli incassi, Roma risulta la città con l'ammontare più alto: nel 2025 le entrate sono arrivate a 303 milioni di euro. Al secondo posto Milano, con 123 milioni nel 2025 e una crescita del 61% rispetto al 2024. Seguono Firenze (82 milioni), Venezia (41 milioni) e Napoli (23 milioni).

Una stima riferita alle festività natalizie riporta che i proventi complessivi per i Comuni italiani sarebbero pari a 64,9 milioni di euro, con 5,3 milioni attribuiti alla sola notte di Capodanno.

 

 

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