L'UE potrebbe esonerare Airbnb dal pagamento della cedolare secca. A riaccendere i riflettori sulla spinosa questione, Maciej Szponar, avvocato generale della Corte di Giustizia Europea, il quale avrebbe dimostrato il ruolo "reale" della piattaforma di home sharing, affermando la diversità e l'estraneità da quello di mediatore immobiliare.

Offrendo servizi "immateriali", l'attività di Airbnb Ireland (società madre per l'Europa), non dovrebbe essere regolamentata dalle attuali normative contenute nella "Legge Houget" che disciplinano l'attività del settore immobiliare in Francia. Questa la conclusione presentata alla Corte di Giustizia Europea, che nei prossimi giorni sarà tenuta a prendere posizione in merito alla questione e decidere se applicare o meno la cedolare secca del 21% agli affitti brevi conclusi attraverso la piattaforma Airbnb.

Le conseguenze dell'esonero sulla "Tassa Airbnb"

Se la sentenza emessa sarà favorevole all'esonero, anche Airbnb Italia potrà trarne dei vantaggi. Anche nel nostro Pese, infatti, l'applicazione della cedolare secca è stata al centro di numerosi discussioni circa l'applicabilità della ormai nota "Tassa Airbnb".

La legge, introdotta nel 2017 dal Governo Gentiloni, impone agli intermediari immobiliari il pagamento della cedolare al 21% per gli affitti a breve termine (durata massima 30 giorni). Stando alla normativa, sia le agenzie immobiliari che i portali online di locazione tra privati , come Airbnb, devono agire come sostituto d'imposta e versare al fisco l'imposta trattenuta dal pagamento e comunicare, inoltre, all'Agenzia delle Entrate i nomi dei locatari e i relativi redditi (per sapere di più leggi anche "Airbnb: cedolare secca e sostituto di imposta per dire basta all'evasione").

Airbnb verso l'esonero della cedolare seccaNonostante l'obbligo introdotto, Airbnb si è da sempre rifiutata sia di riscuotere l'imposta, dichiarando che la loro attività non può essere paragonata a quella degli intermediari immobiliari. Ma non è tutto. La società di home sharing non ha neppure trasmesso i nominativi degli host, per problemi legati alla gestione dei dati e della privacy. Questo atteggiamento ha causato effetti gravi non solo nell'individuazione di possibili evasori da parte degli organi dello Stato, ma anche e soprattutto dal punto di vista fiscale. 

Il Governo, infatti, aveva previsto per l'anno 2017 un'entrata di 83 milioni di euro, ma nelle casse pubbliche sono stati raccolti solo 19 milioni. I dati non ancora ufficiali del 2018 non ci consentono di conoscere l'importo preciso, ma, considerando l'andamento dell'anno precedente e il gettito atteso di 139 milioni di euro, la previsione non sarà quasi sicuramente soddisfatta. 

Un possibile esonero del pagamento della cedolare secca per Airbnb, di cui si sta parlano in questi ultimi giorni, non è stato accolto bene dagli albergatori e da chi opera nel settore della ricettività e del turismo, già delusi dall'insuccesso della "Tassa Airbnb". Se la decisione della Corte di Giustizia Europea dovesse tendere a favore della società di home sharing, cambierebbero molte cose e di sicuro non senza il malcontento di tanti albergatori e gestori di strutture ricettive.

 

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