Il fenomeno crescente degli affittacamere sta spingendo gli albergatori italiani verso una mobilitazione volta a chiedere chiarimenti sulla gestione del mercato libero delle stanze. Mentre le strutture ricettive adottano le più svariate strategie per ottenere più prenotazioni possibili, c'è chi arrotonda le entrate affittando le stanze della propria casa.

Questa la denuncia portata avanti dagli albergatori di alcuni comuni italiani, che si sono fatti portavoce di un malcontento avvertito a livello nazionale. Sentendosi, infatti, penalizzati da questo meccanismo in forte espansione, gli imprenditori del settore hanno deciso di vederci chiaro sulle modalità di prenotazione applicate dagli affittacamere.

Le prime mobilitazioni si sono svolte in Liguria, dove il presidente di Ugal Federalberghi, Aldo Werdin, ha raccolto con la collaborazione di Incipit e Inside Airbnb importanti dati che descrivono l'attuale situazione riscontrata nei comuni di Margherita Ligure, Rapallo e Sestri Levante.

Dallo studio sono emerse quelle le cosiddette "quattro bugie" della sharing economy.

  1. In primis, si evidenzia che quella degli affittacamere non risulta essere un'attività occasionale, in quanto la maggior parte degli annunci esaminati riportano una disponibilità che supera la soglia dei sei mesi all'anno.
  2. Anche la condivisione delle camere con i proprietari dell'appartamento (novità da cui Airbnb ha gettato le basi del suo enorme successo) non risulta veritiera. Infatti, dall'analisi degli annunci pubblicati sul portale, la stragrande maggioranza fa riferimento all'affitto di interi appartamenti, per lo più non abitati.
  3. Altro dato significativo riguarda la diffusione e la concentrazione di questa tipologia di attività in luoghi dove c'è carenza o addirittura mancanza di offerta. Lo studio condotto ha smentito questo aspetto, dimostrando che gli alloggi messi a disposizione da Airbnb sono tutti ubicati in località turistiche, dove ovviamente sono presenti numerose strutture alberghiere.
  4. Ultimo aspetto emerso riguarda la fiscalità. Il definire queste attività forme integrative del reddito non risulta essere vero, in quanto, come afferma lo studio, trattasi di attività economiche a tutti gli effetti. A dimostrazione di questo, si è notato che molti alloggi fanno capo ad un medesimo inserzionista, che dunque gestisce le prenotazione proprio come una normale attività.

Uno studio analogo ha interessato anche la provincia di Modena. Gli albergatori modenesi, con il sostegno della Federalberghi e di Confcommercio, hanno denunciato una situazione di disagio causata proprio dalla diffusione del mercato libero delle stanze. Pur non essendo questa una zona che ha eccelso nel settore dell'hospitality, il fenomeno degli affittacamere andrebbe comunque a penalizzare le strutture ricettive della provincia di Modena, vanificando gli sforzi messi in campo dagli albergatori nonché gli investimenti compiuti per migliorare settore turistico di Modena e provincia.

La richiesta, dunque, sembra chiara: un'efficace attività di controllo capace contrastare gli abusi per meglio tutelare non solo le imprese turistiche tradizionali ma anche coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza.

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