L'iperammortamento 2026 si avvicina al passaggio decisivo. Dopo una lunga attesa, il decreto attuativo che dovrà rendere operativa la misura sarebbe ormai alle battute finali. Il provvedimento dovrà completare l'iter istituzionale con il passaggio alla Corte dei conti, la pubblicazione sul sito del MIMIT e l'avviso in Gazzetta Ufficiale, prima del successivo decreto direttoriale che definirà i termini di apertura delle domande, il cui avvio è previsto a maggio.
Nel frattempo, dalla nuova bozza del decreto emergono anche alcuni aggiornamenti sul contenuto della misura: dallo stop al vincolo territoriale sui beni agevolabili fino a correttivi su procedure e costi agevolabili.
Stop al vincolo sui beni prodotti in UE
Tra i passaggi più rilevanti emersi nelle ultime settimane c'è la conferma dello stop al requisito territoriale che limitava l'accesso all'agevolazione ai soli beni prodotti nell'Unione europea o nei Paesi aderenti allo Spazio economico europeo.
La clausola, molto discussa fin dall'introduzione della misura, è stata eliminata con il decreto fiscale approvato il 27 marzo. La sua rimozione amplia il perimetro dei beni potenzialmente agevolabili e contribuisce a sciogliere uno dei principali nodi che avevano alimentato dubbi interpretativi e rallentato le decisioni di investimento di molte imprese.
Accesso al beneficio: tra gli adempimenti spunta l'ipotesi di una quarta comunicazione
Il sistema di accesso all'agevolazione ruota intorno ad una serie di comunicazioni da trasmettere tramite la piattaforma del GSE, con procedure riferite a ciascuna struttura produttiva coinvolta negli investimenti.
Nell'impostazione finora emersa, i passaggi sono tre:
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La prima è una comunicazione preventiva, che deve contenere i dati identificativi dell'impresa e le informazioni sulla tipologia e sul valore degli investimenti programmati.
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Segue poi una comunicazione di conferma, con cui l'impresa deve attestare il pagamento di un acconto pari ad almeno il 20% del costo di acquisizione di ciascun bene. Per gli investimenti effettuati tramite leasing finanziario, la nuova bozza del decreto chiarisce che questo requisito si considera soddisfatto con la stipula del contratto di leasing e con l'impegno assunto dalla società di leasing nei confronti del fornitore attraverso la sottoscrizione dell'ordine di acquisto.
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L'ultimo passaggio riguarda la comunicazione di completamento, da trasmettere una volta conclusi gli investimenti e completata l'interconnessione dei beni strumentali al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. In questa fase l'impresa deve inviare dati e documentazione, comprese perizie, attestazioni e certificazioni, che dimostrino l'effettiva realizzazione degli investimenti. Se la comunicazione riguarda più beni, il completamento coincide con la data dell'ultimo investimento incluso.
Resta però aperta l'ipotesi di una quarta comunicazione obbligatoria annuale, pensata per monitorare la spesa pubblica collegata alla misura.
Possibile estensione della misura ai software in cloud
Un aggiornamento particolarmente interessante riguarda i beni immateriali. L'incentivo verrebbe esteso anche alle soluzioni software erogate in modalità cloud o as-a-service, quindi tramite canoni periodici e in quanto tali non soggetti ad ammortamento tradizionale. La bozza precisa, infatti, che il beneficio può essere calcolato anche sui costi sostenuti a titolo di canone di accesso, limitatamente alla quota di competenza del singolo periodo d'imposta agevolato.
È un passaggio significativo, perché riflette l'evoluzione del mercato tecnologico, sempre più orientato verso piattaforme software gestionali in cloud e servizi digitali in abbonamento.
Salta la semplificazione per i beni fino a 300 mila euro
Salta, invece, una semplificazione che avrebbe potuto interessare molte imprese. Nella versione aggiornata del testo sarebbe stata eliminata la possibilità, per beni materiali e immateriali con costo unitario non superiore a 300 mila euro, di utilizzare esclusivamente un'autodichiarazione del legale rappresentante al posto della perizia asseverata.
Se confermato, questo significherebbe mantenere un livello documentale più rigoroso anche per investimenti di importo contenuto.
Confermate le tre fasce di agevolazione
Restano confermate le aliquote già previste:
- 180% per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro
- 100% per la quota oltre 2,5 milioni e fino a 10 milioni
- 50% per la quota oltre 10 milioni e fino a 20 milioni
Un chiarimento importante riguarda però il criterio di calcolo del beneficio. La bozza precisa infatti che l'agevolazione va determinata sulla base degli investimenti completati in ciascuna annualità. In pratica, scaglioni e massimale di 20 milioni dovrebbero applicarsi separatamente nei tre anni del piano, cioè 2026, 2027 e 2028.
Novità su controlli e verifiche
Sul fronte dei controlli, il GSE avrà un ruolo centrale nelle verifiche documentali sugli investimenti agevolati. La nuova bozza del decreto precisa che le imprese saranno tenute a conservare e a rendere disponibile tutta la documentazione necessaria, comprese perizie, attestazioni relative ai beni, fatture e documenti di trasporto. L'obbligo di conservazione dei documenti non riguarderebbe però solo le verifiche del GSE, ma anche le ordinarie attività di accertamento dell'Agenzia delle Entrate.
Sul piano del monitoraggio della spesa, il decreto attuativo potrebbe introdurre anche un ulteriore passaggio: il GSE dovrebbe trasmettere almeno ogni mese al MIMIT e al MEF i dati relativi agli investimenti ammissibili comunicati dalle imprese, così da consentire un controllo costante degli oneri legati alla misura.
Per approfondire quali sono gli investimenti finanziabili, i requisiti previsti e le opportunità per il settore ricettivo, leggi l'articolo di approfondimenti "Iperammortamento 2026-2028: cosa prevede la misura e quali sono i requisiti da rispettare. Opportunità per hotel e strutture ricettive".






