Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare la legge dell'Emilia-Romagna sugli affitti brevi. La norma, approvata a dicembre 2025, interviene sugli immobili destinati alla locazione turistica con un'impostazione urbanistica e punta a rafforzare il ruolo dei Comuni nella gestione del fenomeno dell'overtourism, per mitigare l'impatto su residenzialità, vivibilità dei quartieri e mercato degli alloggi, senza negare la vocazione turistica dei territori.
Questa notizia riapre il tema del confine tra competenze statali e poteri locali: fino a che punto Regioni e Comuni possono gestire le locazioni turistiche usando leve urbanistiche, requisiti e limiti territoriali?
La decisione del Governo e il precedente della Toscana
La scelta del Governo di portare la legge dell'Emilia-Romagna davanti alla Consulta arriva dopo un precedente analogo. Lo scorso dicembre, infatti, la Corte costituzionale aveva già bocciato un ricorso contro la legge della regione Toscana, dichiarando infondate le questioni di legittimità sollevate dall'esecutivo. In quell'occasione la Corte aveva chiarito che, quando un immobile è utilizzato in modo stabile come attività ricettiva extra-alberghiera, la scelta di ricondurlo a una destinazione d'uso turistico-ricettiva non è, di per sé, irragionevole.
Dopo Toscana ed Emilia-Romagna, altre Regioni valutano regole sugli affitti brevi
In assenza di una norma organica a livello nazionale, più volte invocata da Regioni e Comuni, si registra un'attivazione dei territori per definire strumenti e regole utili a gestire il fenomeno degli affitti brevi, soprattutto nelle aree più esposte alla pressione turistica. Tra i fronti più osservati c'è la Puglia, che ha già manifestato l'intenzione di muoversi lungo la linea avviata dalla Toscana. Anche le grandi città stanno valutando misure dedicate. A Roma, ad esempio, è allo studio un regolamento con particolare attenzione al centro storico.
Legge Emilia-Romagna: gli aspetti chiave che hanno riaperto il dibattito
La legge regionale dell'Emilia-Romagna ha introdotto novità importanti sulla gestione delle locazioni turistiche. Il punto centrale è l'introduzione di una specifica destinazione d'uso urbanistica chiamata "locazione breve", che di fatto sposta queste unità dall'ambito residenziale a quello turistico-ricettivo.
Questo passaggio comporta maggiori adempimenti e requisiti tecnici da rispettare (sicurezza, igiene, impianti ed efficienza energetica) e, soprattutto, rafforza il ruolo dei Comuni. Le amministrazioni comunali, infatti, possono intervenire in modo più diretto sulla distribuzione dell'offerta, definendo dove e a quali condizioni l'attività può svilupparsi, e introducendo anche limiti quantitativi (per i dettagli sulla normativa, leggi anche "L'Emilia-Romagna approva la legge regionale per limitare gli affitti brevi: più margini di intervento per i Comuni").
Ed è proprio questo impianto, che collega le locazioni turistiche a leve urbanistiche e a scelte locali di pianificazione, a rappresentare uno degli elementi più sensibili nel confronto tra competenze statali e poteri territoriali.
Reazioni e prossimi sviluppi
Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha criticato la scelta del Governo, sostenendo che la Corte costituzionale si era già espressa in modo chiaro sul caso della Toscana e sul ruolo delle Regioni nel legiferare in materia di affitti brevi. Il presidente, inoltre, ha richiamato l'attenzione sulla necessità di interventi nazionali più strutturati, in particolare sul diritto alla casa e su misure di supporto alla riqualificazione del comparto alberghiero.
Ora si attende la pronuncia della Consulta, chiamata a chiarire ulteriormente il confine tra competenze statali e poteri territoriali. Allo stesso tempo, resta da vedere se altre Regioni decideranno di adottare regole locali sugli affitti brevi, in attesa di una norma nazionale più organica.






