Dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della "Manovrina", avvenuta lo scorso 24 aprile, sono sorte le prime perplessità in merito all'applicazione della cosidetta "Tassa Airbnb". La norma entrerà in vigore a partire dal primo giugno ed ha lo scopo di combattere l'evasione fiscale nelle locazioni turistiche online. Ma nel tentativo di mettere ordine e di colmare il vuoto normativo in materia di sharing economy, il governo ha reso ancora più complicata la situazione, mandando in confusione chi vuole agire nella legalità.

Cedolare secca al 21% per affitti brevi e sostituto di imposta svolto dalle attività di intermediazione (portali commerciali online e agenzie immobiliari). Questi sono i punti salienti previsti dalla "Norma Airbnb", che potrebbero, però, risultare non applicabili immediatamente e quindi non efficienti alla richiesta di cambiamento (per approfondire, leggi l'articolo "Airbnb: cedolare secca e sostituto di imposta per dire basta all'evasione").

Nel mettere in pratica ciò che la legge impone, infatti, emergono notevoli limiti, soprattutto sul ruolo di Airbnb (e altri portali online simili) come sostituto di imposta. In merito a tale questione, è intervenuto Matteo Stifanelli, country manager di Airbnb Italia, sostenendo l'incompatibilità tra la funzione del sostituto di imposta e la natura della piattaforma. Inoltre, l'unico ruolo che Airbnb e simili possono ricoprire, a suo parere, è quello di "agente contabile", perchè nessuna della grandi piattaforme turistiche online ha sede fiscale in Italia o una divisione italiana.

Quanto sarà efficace la norma?

Nella pratica, i portali online mettono a disposizione due strumenti possibili: il servizio di pagamento online (dalla cui cifra bisogna considerare l'imposta da trattenere e versare allo Stato) o quello di semplice vetrina di annunci, che consente ai due soggetti interessati di mettersi in contatto fra loro. È prevedibile, dunque, che gli utenti utilizzatori della piattaforma potrebbero preferire il secondo servizio, evitando l'intermediazione dei portali online e provvedendo autonomamente alla dichiarazione delle somme percepite. Questo renderebbe assai meno efficace la norma, che nelle aspettative del governo dovrebbe almeno triplicare le entrate derivanti dalla cedolare.

La speranza di rendere più chiara la situazione fiscale per gli affitti turistici online non sembra ancora, purtroppo, esaudita in via definitiva. Anche perchè in tempi brevi e con la stagione estiva alle porte, potrebbero emergere varie difficoltà sia nei controlli che nella reale applicazione. Si attendono quindi futuri sviluppi e ulteriori chiarimenti da parte dell'Agenzia delle Entrate che possano risolvere le attuali ambiguità della norma.

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