Con l'abolizione dei voucher, il rischio di un aumento del lavoro nero, specialmente in ambito turistico, è molto prevedibile. Queste le prime e preoccupanti considerazioni, mentre si attende che il decreto del governo Gentiloni si converta in legge il prossimo mese.

Come tutti sanno, i buoni lavoro sono stati istituiti dal precedente governo Renzi con lo scopo di regolarizzare i rapporti di lavoro occasionali e di eliminare del tutto il lavoro nero. Ma l'abuso che in molti hanno fatto dei voucher, ha portato alla decisione di abolirli, in quanto sono divenuti un lecito pretesto per evitare regolari assunzioni e relativi costi. 

A prescindere dall'esito delle prossime votazioni in Senato, che decidenno le sorti dei buoni lavoro, il conseguente vuoto normativo desta non pochi dubbi in merito alla regolamentazione del lavoro occasionale. Nel precedente articolo "Stop ai voucher. Ecco le alternative per garantire lavoro occasionale nel settore turistico", abbiamo indicato alcune valide opzioni di cui i gestori di hotel, ristoranti e altre strutture ricettive, possono avvalersi per svolgere le proprie attività stagionali, senza troppo rimpiangere i voucher. Nonostante ciò, i requisiti (età e durata) posti per garantire un corretto uso di forme contrattuali alternative, quali appunto l'apprendistato e il lavoro intermittente, limitano le possibilità di impiegare le giuste risorse nei periodi di lavoro più intensi, in special modo in ambito turistico. 

Questo aspetto, unito al vuoto normativo provocato dall'abolizione definitiva dei voucher, potrebbe purtroppo incentivare il lavoro nero. I rischi che i datori di lavoro incorrono, con la gestione di attività lavorative non regolarizzate, sono però di gran lunga più pesanti

Ma cosa rischiano i datori di lavoro, in caso "assunzioni" di dipendenti in nero?

I proprietari di imprese che decidono di avvalersi di risorse lavorative, senza però regolarizzare il rapporto con una delle forme contrattuali previste, possono essere puniti con sanzioni salatissime. I gestori di attività stagionali, che rappresentano la categoria più penalizzata dall'abolizione dei voucher, rischiano multe fino a 36.000 euro per ogni dipendente impiegato in nero. Il tempo di utilizzo del lavoratore determina il valore della sanzione, ma non solo. La multa cresce del 20% nel caso i cui le risorse impiegate sono lavoratori stranieri senza regolare permesso di soggiorno o lavoro. 

La normativa vigente, resa più dura dal Decreto Semplificazioni del 2015 e dai recenti decreti attuativi del Jobs Act di Renzi, prevede una multa che va dai 1.500 euro fino a 9.000 euro se l'impiego a nero del lavoratore ha una durata di massimo 30 giorni. Dai 60 giorni in poi, le sanzioni salgono fino ad arrivare alla cifra massima di 36.000 euro. Inoltre, se il 20% del personale assunto dal datore di lavoro è rappresentato da risorse a nero, oppure se la violazione viene perpetuata nel tempo, si rischia la sospensione dell'attività.

Pensare di sostituire i voucher con il lavoro nero, è di sicuro l'opzione più sconsigliata, soprattutto per chi gestisce attività stagionali e non riesce a sostenere i costi previsti da una regolare assunzione. Pertanto, per scongiurare l'aumento di rapporti di lavoro irregolari, sarebbe opportuno ricercare e mettere in atto strumenti alternativi, che possano regolamentare le prestazioni occasionali, consentendo ai datori di lavoro di agire nella legalità.

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